Manuale delle siepi: tecnica, esercitazioni e allenamenti
Questo manuale mette insieme in un unico posto quello che allenatori, fisiologi e biomeccanici hanno scritto sulle siepi: le relazioni di Silvano Danzi, gli interventi del convegno di Monza del 2015 (Righetti, Arcelli, Del Curto, Gigliotti, Canova, Rondelli), il lavoro di Manuel Pascua con Luis Miguel Martín, il diario di Giancarlo Chittolini su Alessandro Lambruschini, le dispense di metodologia degli ostacoli e gli studi di Iain Hunter sulle barriere e sulla riviera. Ogni indicazione riporta la sua fonte, così puoi risalire al testo originale.
Si corre alla VAM
Circa il 90% dell'energia è aerobica e il ritmo è vicino alla velocità aerobica massima, ma con 35 accelerazioni.
Entrare in spinta, uscire subito
Conta poco "come" si salta: contano i 10 metri prima e i 10 dopo, con entrambe le gambe.
Costruire da giovani
Ostacoli, elasticità e corsa da ragazzi; il lavoro specifico con barriere e riviera si usa con parsimonia.
Come leggere il manuale. Le fonti sono indicate tra parentesi con autore e anno, per esempio (Danzi 2015), e sono elencate per esteso in fondo. Le schede di allenamento riportano sempre da dove arrivano. Le settimane tipo del capitolo 13 sono invece una sintesi RunLab costruita con i mezzi descritti nelle fonti: vanno adattate all'atleta, al periodo e alle strutture che hai a disposizione. Per una panoramica più breve trovi anche il nostro articolo 3000 siepi: tecnica, allenamento e numeri, nato dal convegno di Domodossola.
Parte prima · La specialità
1. La gara e le regole
Il 3000 siepi si corre su 28 barriere e 7 riviere, cioè 35 ostacoli fissi. Le regole di base, riassunte da Danzi nella dispensa per il corso allenatori specialisti (Danzi 2003), sono queste:
- la riviera è sempre il quarto ostacolo di ogni giro;
- il primo tratto, dalla partenza al primo passaggio sul traguardo, è libero da ostacoli: nei 3000 siepi la partenza è nella zona dei 200 metri e la prima barriera arriva subito dopo la linea d'arrivo;
- le barriere sono larghe almeno 3,96 m, con una barra superiore di sezione 12,7 × 12,7 cm, e sono alte 91,4 cm per gli uomini e 76,2 cm per le donne;
- le barriere sono distribuite in modo equidistante, a circa un quinto della lunghezza del giro;
- la fossa della riviera è lunga 3,66 m, è profonda 70 cm vicino alla barriera e risale gradualmente fino al livello della pista (Hunter 2008);
- si può superare l'ostacolo con un salto, con un appoggio del piede o anche con un volteggio sulle mani; è squalificato chi passa a lato o fa passare un piede o una gamba sotto il piano della barra.
Una particolarità che spesso si dimentica: a seconda che la riviera sia all'interno o all'esterno della pista, il giro misura circa 390 o circa 410 metri. Cambiano quindi la posizione della partenza, la distanza tra le barriere e i riferimenti dei passaggi al chilometro, che spesso non sono nemmeno segnati. Per Danzi è un motivo in più perché l'atleta impari a "leggere" la propria gara senza dipendere dai riferimenti abituali. Con la riviera esterna, inoltre, il primo ostacolo arriva dopo pochi metri dalla partenza e la gara tende a partire più nervosa (Danzi 2003).
Nelle categorie giovanili le distanze sono cambiate più volte nel tempo: 2000 siepi per allievi e juniores, in passato anche 1500 siepi per gli allievi e 1200 siepi per i cadetti. Per altezze e distanze in vigore oggi fa fede il regolamento FIDAL della stagione.
2. Un po' di storia
Le siepi arrivano dall'ippica: steeplechase è la corsa a ostacoli dei cavalli. Il racconto riportato da Roberto Quercetani e ripreso da Danzi vuole che nel 1850 alcuni studenti dell'Exeter College di Oxford, dopo una corsa a cavallo, decidessero di ripercorrere a piedi due miglia a ostacoli: la prima gara si tenne a Binsey, vicino a Oxford, su 24 ostacoli (Danzi 2003). Alle Olimpiadi le siepi compaiono già a inizio Novecento su distanze diverse, con ostacoli anche in pietra; i 3000 metri entrano nel programma olimpico ad Anversa nel 1920, e solo nel 1954, al congresso IAAF di Berna, nasce la gara moderna con 28 barriere e 7 riviere. Il primo record del mondo riconosciuto fu dell'ungherese Sándor Rozsnyói, in 8′49″6 (Danzi 2003).
Alcune tappe che servono anche a capire la tecnica:
- Città del Messico 1968: vince il keniano Amos Biwott, considerato il primo a superare la riviera con un unico balzo, senza appoggiare il piede sulla barra (Danzi 2003).
- Anni Settanta: lo svedese Anders Gärderud, 1′47″2 sugli 800 e 13′17″59 sui 5000, porta il record a 8′08″02 nel 1976 ed è considerato a lungo il riferimento tecnico della specialità.
- 1978: Henry Rono corre 8′05″4. Pochi giorni dopo corre i 3000 piani in 7′32″1: un differenziale piano-siepi di oltre 33″, contro i circa 20″ di Gärderud e i circa 27″ di Malinowski. Per Danzi, Rono come siepista rimase "un prodigio incompiuto" (Danzi 2003).
- 1995: Moses Kiptanui scende per primo sotto gli 8 minuti, a Zurigo.
- 2004: Saif Saaeed Shaheen, allenato da Renato Canova, porta il record a 7′53″63 (Canova). Il record del mondo attuale è di Lamecha Girma, 7′52″11 nel 2023; tra le donne è di Beatrice Chepkoech, 8′44″32 nel 2018.
In Italia la storia passa da Franco Fava (8′18″85 e quarto agli Europei di Roma 1974), Giuseppe Gerbi, Mariano Scartezzini (8′12″5 nel 1980), fino a Francesco Panetta, campione del mondo a Roma 1987 con il record italiano di 8′08″57, e Alessandro Lambruschini, 8′08″78 nel 1993, campione europeo nel 1994 e bronzo olimpico ad Atlanta 1996. Danzi descrive Panetta come un atleta "votato all'attacco", poco tecnico ma con un motore potentissimo, e Lambruschini come il siepista più completo della nostra storia, il cui limite era l'avvicinamento alle barriere con passettini e aggiustamenti. Il più tecnico, secondo la stessa fonte, era Angelo Carosi (Danzi 2003).
3. Cosa chiede la gara: la fisiologia
Quanta energia e da dove
Gli studi specifici sulle siepi sono pochi, perché barriere e riviera rendono difficile riprodurre la gara in laboratorio. Righetti, al convegno di Monza, ha collocato il 3000 siepi maschile intorno al 90% aerobico e 10% anaerobico, tra il 3000 piano (circa 86% e 14%) e il 5000 (circa 96% e 4%) (Righetti 2015; Duffield 2005). Arcelli arriva a una stima simile scomponendo la quota anaerobica, per una prestazione maschile da 1000 punti della tabella internazionale (8′48″58):
| Gara (1000 punti IAAF) | Lattacido | Alattacido | Aerobico | Lattato a fine gara |
|---|---|---|---|---|
| 400 m (46″72) | ~56% | ~16% | ~28% | 20,7 mmol/L |
| 800 m (1′47″33) | ~39% | ~9% | ~52% | 20,0 mmol/L |
| 1500 m (3′42″94) | ~17% | ~5% | ~78% | 19,1 mmol/L |
| 3000 siepi (8′48″58) | ~6% | ~4% | ~90% | 16,5 mmol/L |
I valori delle siepi sono ottenuti per interpolazione e riguardano gli uomini; Arcelli ricorda che a parità di tempo le donne hanno concentrazioni di lattato più alte (Arcelli 2015).
Un ritmo che non è mai costante
Il punto che distingue davvero le siepi da un 3000 piano è l'andamento della velocità. Ogni ostacolo impone un ciclo di accelerazione, superamento, decelerazione e nuova accelerazione: 35 cicli in una gara. Correre con continui cambi di velocità costa più energia che correre sempre alla stessa velocità (Billat 2001, citato da Righetti 2015), e la quota dei vari sistemi energetici cambia di continuo durante il giro. Arcelli descrive una produzione di lattato "pulsatoria": dato che a quella velocità il meccanismo aerobico lavora già al massimo, l'energia in più che serve poco prima dell'ostacolo e durante l'attacco arriva dal lattacido, mentre nel tratto in piano la produzione cala (Arcelli, citato in Danzi 2003). Rondelli usa un'immagine efficace: rispetto a un 3000 piano, le siepi assomigliano a un fartlek con 35 variazioni, e ogni barriera costa all'atleta di alto livello da 4 a 7 decimi di secondo (Rondelli).
Righetti riporta anche un dato dei campionati statunitensi: nel finale la velocità media cambia poco, ma i siepisti passano le barriere più veloci e corrono più lenti tra una barriera e l'altra. La differenza tra velocità sull'ostacolo e velocità in piano aumenta, e con essa il costo energetico e l'impegno di forza proprio quando si è più stanchi (Righetti 2015, su dati Hunter 2006).
I parametri che contano
- Velocità aerobica massima (VAM). I 3000 si corrono circa alla velocità del massimo consumo di ossigeno. Nella dispensa di Danzi la velocità di gara è stimata intorno al 120% della VAM negli 800, al 108% nei 1500, al 100% nei 3000, al 95% nei 5000 e al 90% nei 10000 (Danzi 2003). La VAM è fortemente correlata alle prestazioni dagli 800 ai 10 km (Righetti 2015).
- VO₂max: necessario ma non sufficiente. Tra atleti di alto livello tutti hanno valori alti, ma non vince chi ha il valore più alto (Righetti 2015).
- Economia di corsa e di passaggio. A parità di VO₂max, chi spende meno per correre ha una VAM più alta. Nelle siepi conta anche il costo del passaggio dell'ostacolo: meno velocità si perde, meno si spende (Righetti 2015). Secondo i calcoli di di Prampero riportati da Degortes, ridurre del 5% il costo energetico vale nei 3000 circa il 3,7%, cioè una quindicina di secondi, quanto aumentare del 5% la potenza aerobica massima (Degortes).
- Velocità alla soglia anaerobica. In uno studio longitudinale su 18 corridori di 3000, VAM e velocità alle 4 mmol/L sono le variabili che spiegano meglio i miglioramenti nel tempo (Bragada 2010).
- Tempo di esaurimento alla VAM. Quanto a lungo si regge la VAM dipende anche dalla capacità di tollerare alte concentrazioni di lattato e dalle doti neuromuscolari e di forza (Righetti 2015). Del Curto, su un piccolo gruppo di 8 corridori, ha trovato una correlazione alta (r = 0,89) tra stiffness e tempo limite alla VAM, mentre nessun test di salto era correlato alla VAM stessa (Del Curto 2015).
Il profilo del siepista. Rondelli lo riassume in quattro requisiti: un VO₂max da corridore dei 5000-10000 con una velocità di gara intorno al 95% di esso; la forza di un mezzofondista veloce da 1500; un'ottima coordinazione per ridurre il costo dei passaggi; un forte senso del ritmo, inteso come capacità di cambiare passo e velocità in base alla gara (Rondelli). Danzi lo dice così: organicamente come un corridore dei 5000, tecnicamente come uno dei 1500, sugli ostacoli quasi come un 400ista, nella forza come un crossista (Danzi 2015).
Parte seconda · La tecnica
4. Il passaggio della barriera
Perché non è un ostacolo come gli altri
Rispetto al 110 o al 400 ostacoli, la barriera delle siepi ha caratteristiche proprie (Danzi 2010; Danzi 2015):
- gli ostacoli sono di più (35 invece di 10), di due tipi diversi e non si abbattono: un contatto può voler dire una caduta;
- non esiste un modello ritmico: l'atleta non sa mai con quale gamba e a che distanza arriverà ad attaccare;
- la velocità di corsa è più bassa e il passaggio meno "violento";
- si passa in gruppo, a contatto con gli avversari e a volte senza vedere la barriera, coperta da chi sta davanti;
- gli ultimi passaggi avvengono in un forte affaticamento organico e muscolare.
Ne derivano tre differenze tecniche: la velocità di entrata è minore, l'attacco avviene più vicino e "sotto" all'ostacolo e la parabola è più alta. Il risultato è un carico di ammortizzazione maggiore nei primi due appoggi dopo la barriera (Danzi 2010).
I numeri del passaggio
| Parametro | 110 hs | Barriera siepi | Riviera |
|---|---|---|---|
| Distanza di attacco (cm) | 210-220 | 160-180 U · 125-160 D | 145-165 U · 125-160 D |
| Distanza ostacolo-appoggio (cm) | 110-130 | circa 100 | 270 U · 245 D |
| Primo passo dopo rispetto all'ultimo prima | - | -27% U · -23% D | - |
| Perdita di velocità entrata-uscita | - | - | circa 20% (18% U · 21% D) |
Elaborazione da Danzi 2010 (su dati Merni e Hunter), Hunter 2006 e Hunter 2008. Per la barriera, la letteratura citata da Hunter indica uno stacco tra 1,2 e 1,5 m e un atterraggio a circa 1 m.
Del Curto ha filmato a 240 fotogrammi al secondo un atleta che passa la barriera a 3′10″/km, ricavando una sequenza molto utile per capire cosa succede:
- Avvicinamento: in piano l'appoggio dura circa 166 ms. Sul penultimo appoggio l'atleta "carica" (183 ms), segue un volo rapidissimo (66 ms) e un ultimo appoggio ancora di 183 ms. La corsa si avvicina a quella dei salti, con il piede più avanti rispetto al corpo.
- Volo: dura circa 433 ms. Il bacino sale fino a circa 130 cm, cioè 39 cm sopra la barra, raggiungendo il punto più alto circa 45 cm prima dell'ostacolo. In una gara il siepista solleva il bacino di 30-40 cm per 35 volte: un impegno di forza esplosiva notevole per atleti che raramente superano i 40 cm nei test di salto.
- Atterraggio: il primo appoggio dura circa 125 ms ed è una "tenuta" quasi isometrica della prima gamba. Il secondo dura ancora 183 ms, con un cedimento del ginocchio che si vede anche negli ostacolisti esperti (Del Curto 2015).
L'obiettivo: grande "corribilità"
Tutte le fonti convergono su un'idea: il passaggio migliore è quello che cambia meno la corsa. Danzi la chiama corribilità: massima velocità orizzontale in entrata, minima componente verticale nel passaggio, minor decelerazione in uscita e ripresa immediata del ritmo. In pratica (Danzi 2010; Danzi 2015):
- entrata con un ritmo di corsa che non cambia, sempre in spinta;
- spinta incisiva della seconda gamba e attacco di ginocchio;
- passaggio fluido;
- atterraggio ad anche alte, senza "sedersi";
- ripresa immediata della corsa, senza dispersioni di velocità e di forza.
Pascua, l'allenatore del primatista spagnolo Luis Miguel Martín (8′08″74), aggiunge alcune consegne molto concrete. Non bisogna mai accorciare il passo prima dell'ostacolo, né rallentare, né raddrizzare il busto. Lo stacco va vissuto come un passo di corsa in più, anticipando solo la discesa del piede e aumentando la pressione sul terreno, con attenzione alla distanza di attacco (indica 1,30-1,50 m) e alla posizione degli avversari. La gamba di stacco passa raccolta, con il tallone vicino al gluteo e il piede flesso, poi scende rapida e attiva. Le braccia equilibrano, e in atterraggio il passo è più corto e la gamba più tesa per non alterare il ritmo. Il siepista deve avere la sensazione che sulla barriera si recupera, e non che si fa uno sforzo in più (Pascua 2001).
Gigliotti, l'allenatore di Lambruschini, la mette così: le barriere si devono passare, non saltare, senza movimenti bruschi. Vanno affrontate in accelerazione e non con passettini in frenata, che costringono a un passaggio troppo alto (Gigliotti 2015).
Le due gambe: perché l'ambidestria conta
Hunter e Bollschweiler hanno filmato gli ultimi 6 passi prima di 14 passaggi di barriera in 15 siepisti. Chi ha più variabilità nei passi di avvicinamento finisce più spesso troppo sotto o troppo lontano dall'ostacolo, perdendo velocità orizzontale o spendendo di più, o entrambe le cose. I siepisti esperti iniziano ad aggiustare il passo proprio negli ultimi 6 appoggi. Chi attacca sempre con la stessa gamba fa variazioni di ampiezza molto maggiori, con meno velocità e un costo metabolico più alto (Hunter e Bollschweiler 2008, citati da Danzi 2010).
Nella storia della gara ci sono stati grandi specialisti che attaccavano sempre con la stessa gamba, ma per Danzi non è la condizione ottimale: il siepista deve essere ambidestro, e l'ambidestria va costruita da ragazzi in tutte le esercitazioni (Danzi 2015). Lo stesso consiglio arriva da Gigliotti, da Rondelli e da Pascua.
Dove guardare: i 10 metri prima e i 10 dopo
Il tecnico non deve fermarsi alla posizione degli arti sopra la barriera. Secondo Danzi l'elemento più importante è l'uscita, e in ogni passaggio completo vanno osservati con attenzione i 10 metri prima e i 10 metri dopo l'ostacolo, per capire se l'esecuzione è stata sciolta e "in piena facilità di corsa" (Danzi 2010).
Quando correggi, cerca l'errore "a monte". Secondo le dispense di metodologia degli ostacoli si interviene nell'ordine sulla prima gamba, poi sulla seconda, poi su busto e braccia, e si corregge un solo errore alla volta, quello principale, tralasciando gli errori accessori (dispense ostacoli; Danzi 2010).
| Errore | Correzione proposta |
|---|---|
| Prima gamba calciata tesa verso l'ostacolo, piede in estensione | Esercizi che insistono sulla salita del ginocchio verso il petto |
| Prima gamba portata in fuori o in dentro | Controllare la distanza di attacco, di solito troppo breve; esercizi mirati |
| Prima gamba non distesa quando tocca terra | Esercizi analitici di "ricerca del terreno" e avanzamento delle anche |
| Spinta della seconda gamba incompleta | Rinforzare i muscoli interessati; esercizi di stacco con e senza ostacolo |
| Spinta troppo verso l'alto | Controllare la prima gamba e usare ostacoli bassi |
| Richiamo anticipato della seconda gamba | Insistere sull'efficacia della spinta dietro |
| Attacco troppo vicino o troppo lontano | Esercizi di coordinazione spazio-temporale |
| Busto troppo eretto o sbilanciato indietro all'atterraggio | Lavorare sulla tecnica di corsa e sull'attacco; controllare la seconda gamba |
| Braccio opposto alla prima gamba che non avanza o si apre | Puntualizzare il gesto negli esercizi analitici |
Fonti: dispense "Ostacoli: metodologia ed addestramento"; "Manuale dell'istruttore" FIDAL, citato da Danzi 2010.
5. La riviera
La riviera è un gesto completamente diverso dalla barriera e, secondo molti tecnici, è il punto dove si guadagna o si perde di più. Gigliotti osserva che i bravi si riconoscono perché a ogni riviera guadagnano qualcosa sugli avversari (Gigliotti 2015).
Cosa dicono i dati
Hunter ha analizzato tutte le sette riviere di 18 uomini e 18 donne in due gare del 2006 (tempi medi 8′38″ e 10′01″). Solo due variabili spiegano quanto un atleta riesce a mantenere il ritmo gara nel passaggio: la velocità di avvicinamento e la distanza di atterraggio (insieme spiegano oltre l'80% delle differenze). Le altre caratteristiche del gesto, come l'altezza del bacino sopra la barra o l'angolo del ginocchio in spinta, non sono risultate decisive (Hunter 2008).
| Riviera, valori medi | Uomini | Donne |
|---|---|---|
| Distanza di stacco dalla barriera | 1,66 m | 1,41 m |
| Distanza di atterraggio dalla barriera | 2,85 m | 2,54 m |
| Velocità di avvicinamento | 6,16 m/s | 5,32 m/s |
| Velocità in uscita | 5,13 m/s | 4,26 m/s |
| Avvicinamento rispetto al ritmo gara | +5% | +6% |
| Perdita di velocità rispetto al ritmo gara | 18% | 21% |
Fonte: Hunter, Lindsay e Andersen 2008.
I più efficaci atterrano vicino alla fine della fossa e bagnano un solo piede, perché il secondo appoggio è già fuori dall'acqua. Le donne, con un avvicinamento più lento, staccano più vicino e atterrano più corto, spesso bagnano entrambi i piedi e devono uscire "in salita". L'indicazione pratica di Hunter è semplice: allenare la riviera inserendo accelerazioni insieme al lavoro tecnico, senza esagerare, perché un'accelerazione eccessiva ripetuta sette volte costa troppo (Hunter 2008).
La tecnica classica
Le indicazioni di Pascua, Gigliotti e Rondelli si completano a vicenda:
- Avvicinamento: si attacca senza perdere velocità, aumentando leggermente la frequenza per "salire" sulla barra con un po' di inerzia (Pascua 2001). Rondelli parla di una buona accelerazione, maggiore rispetto alle altre barriere (Rondelli). Serve vedere e "sentire" la riviera con anticipo: in fase di addestramento è utile mettere un segno a una certa distanza (Gigliotti 2015).
- Sulla barra: il piede va solo appoggiato e fa da perno. Il corpo passa raccolto sopra la barra e il piede resta in contatto il più a lungo possibile, senza anticipare il volo. Bisogna aspettare che il bacino "scivoli" oltre il punto di appoggio, così la spinta va in avanti e non verso l'alto (Pascua 2001; Gigliotti 2015). Rondelli descrive un appoggio con tutta la pianta e il ginocchio che arriva a circa 90°, con una spinta non massimale, per non rendere l'atterraggio traumatico e non accumulare fatica (Rondelli).
- La gamba libera non deve anticipare il salto: prima si spinge, poi la gamba va avanti e in basso (Pascua 2001).
- Atterraggio: non bisogna cercare di saltare tutta la fossa, perché è troppo dispendioso. Il primo appoggio va in acqua (Gigliotti parla di 30-40 cm dentro la fossa), in equilibrio, con il baricentro sopra il piede. Per le donne è normale che anche il secondo piede tocchi l'acqua (Gigliotti 2015; Pascua 2001).
- Uscita: la cosa più importante è la continuità della corsa. I piedi appoggiano molto vicini, con tensione e ritmo di gara (Pascua 2001).
Il salto "diretto"
Da Biwott in poi molti atleti africani superano la riviera senza appoggiare il piede sulla barra, come se fosse una barriera normale. Rondelli ne vede pro e contro: evita la fatica di salire sulla barra, utile da stanchi o in volata, ma l'atterraggio in acqua è più rischioso e richiede una coordinazione ben consolidata, con una gestione diversa della gamba d'attacco in volo. Lo consiglia soprattutto agli atleti più elastici e agili e lo considera anche un'opzione didattica per i giovani. Quando lo si insegna, la gamba d'attacco non deve scendere subito in acqua ma fare un tragitto più lungo, entrando solo per gravità dopo la fase di volo (Rondelli).
Un esempio dal campo. Canova racconta che nella finale mondiale di Helsinki 2005 Shaheen, dopo un ultimo giro in 55″2, attaccò l'ultima riviera con la gamba opposta a quella abituale: fu la sua migliore esecuzione di sempre, proprio grazie all'alta velocità (Canova). È la conferma pratica di due cose: la velocità di avvicinamento aiuta e l'ambidestria serve davvero.
La progressione didattica della riviera
- Sensibilizzare la spinta del piede: barriere a 76 cm davanti alla buca del salto in lungo, con appoggio del piede sulla barra (Danzi 2015).
- Barriera sul bordo della buca e atterraggio nella sabbia, prima a 76 e poi a 91 cm (Danzi 2015; Rondelli).
- Passaggi semplici sulla barriera, con e senza appoggio, di destro e di sinistro, imparando ad "appoggiare e scappare subito". L'appoggio sulla barriera è propedeutico alla riviera, ed è utile anche nei momenti di gara difficili, quando a volte è meglio appoggiare che fare un passaggio completo (Danzi 2015).
- Riviera regolamentare, alternando la gamba di salita e provando anche il salto diretto (Rondelli).
- Passaggi singoli, poi inseriti in prove ripetute e di sintesi: molto specifiche, vanno usate con parsimonia e solo con atleti più grandi (Danzi 2015).
Pascua ha allenato la riviera sempre sull'erba e mai in pista, per evitare infortuni (Pascua 2001). Per la forza specifica della salita sulla barra, dove l'angolo al ginocchio scende sotto i 90°, Degortes propone il piegamento stretto con sovraccarico e il mezzo squat "stato-dinamico", che trovi nel capitolo sulla forza (Degortes).
6. Didattica: la progressione
Per l'impostazione tecnica e gli esercizi analitici non c'è differenza tra un futuro siepista e qualsiasi altro giovane: valgono la didattica e le progressioni degli ostacolisti (Danzi 2010). Danzi propone sei fasi:
- passaggio globale con ostacoli bassi;
- esercitazioni analitiche al passo, poi con andature varie e di corsa;
- esercitazioni di dimestichezza con gli ostacoli;
- esercitazioni in situazioni complesse, per sviluppare la tecnica anche da stanchi o insieme alle capacità organiche;
- esercitazioni speciali per le barriere;
- esercitazioni speciali per la riviera.
A tutto si può dare un unico obiettivo, che è anche la consegna da dare ai ragazzi: correre con facilità. Il lavoro deve essere elastico in avvicinamento e nell'attacco e deve esaltare la stiffness quando la prima gamba tocca terra e si riprende la corsa (Danzi 2010).
La progressione della ritmica
Visto che nelle siepi non c'è un modello ritmico fisso, Danzi propone un percorso specifico per la ritmica (Danzi 2010):
- esercizi di coordinazione oculo-spaziale, come correre su un terreno pieno di oggetti o sconnesso gestendo ampiezza e frequenza per appoggiare bene il piede;
- passaggi globali di ostacoli bassi di ogni tipo, anche scatole di cartone o over, per favorire la "corribilità";
- rafforzamento della gamba preferita, poi esercitazioni con l'altra;
- ritmiche prestabilite a 3, 4, 5 e 6 passi, chiedendo esecuzioni sia in ampiezza sia in frequenza;
- ostacoli a distanza casuale, e solo in un secondo momento anche ad altezza variabile;
- ostacoli a distanza casuale con la gamba di attacco su comando dell'allenatore ("il primo di destro, poi sinistro, ancora sinistro");
- le stesse esercitazioni a contatto con altri atleti, a lato, davanti, dietro, fino a correre "coperti";
- infine le esercitazioni con barriere e riviera.
Le regole della progressione
Danzi riassume la logica in poche regole (Danzi 2015):
- da semplici a complesse, partendo dalla gamba che il ragazzo sceglie da solo per poi cercare l'equilibrio tra destra e sinistra;
- da lente a veloci, con attenzione alle velocità di gara: le esecuzioni troppo lontane dal ritmo gara completano l'apprendimento, ma poi tutto va riportato lì;
- da un ostacolo a più passaggi, e da intervalli e altezze fissi a situazioni mescolate, su tratti da 60 a 150 metri;
- da riposati a stanchi: dalle situazioni di calma e concentrazione a quelle con affaticamento organico e muscolare, che sono proposte da riservare agli anni successivi;
- con tutte le altezze: le basse favoriscono approccio, corribilità e uso delle due gambe e si usano tantissimo all'inizio; le alte, soprattutto per le ragazze, rendono poi "facile" la barriera normale; le altezze miste allenano percezione dello spazio e adattamento ritmico.
Le dispense di metodologia degli ostacoli offrono una chiave semplice per decidere come disporre gli ostacoli in base a cosa vuoi allenare (Chemello):
Distanza ridotta
Allena frequenza e rapidità. Con ostacoli bassi è la massima sensibilizzazione alla frequenza; con ostacoli alti è la frequenza specifica di gara.
Distanza aumentata
Allena ampiezza del passo e velocità di entrata. Con ostacoli bassi migliora al massimo ampiezza e velocità; con ostacoli alti allena la potenza.
Altezza ridotta
Dà dimestichezza e facilità di passaggio.
Altezza aumentata
Mette l'accento sulla tecnica di passaggio.
7. Eserciziario pratico
Questa è la raccolta delle esercitazioni descritte nelle fonti, ordinate dalla più semplice alla più specifica. Le misure in "piedi" o "scarpe" sono quelle delle dispense: si misura la distanza mettendo un piede davanti all'altro.
A. Mobilità delle anche
A terra
- Posizione a ostacolo, con la gamba avanti possibilmente semiflessa; flessioni del busto avanti, indietro e laterali sulla gamba di richiamo.
- Da seduti, gambe semipiegate e divaricate con i talloni vicini al bacino: ruotare entrambe le ginocchia a destra e a sinistra fino a terra.
- Il tipico esercizio dell'ostacolista partendo dalla divaricata frontale, dal prono o dalla candela.
Dispense ostacoli
Alla trave o alla spalliera
- Fronte alla trave: divaricate frontali progressive con piccoli saltelli; di fianco diventano sagittali.
- In appoggio laterale: ampie oscillazioni avanti e indietro della gamba interna flessa, con il piede a terra attivo.
- Fronte alla trave: oscillazioni laterali della gamba distesa o semiflessa.
Dispense ostacoli
Passaggi da fermo
Almeno 6 ostacoli ravvicinati, ad altezze tra 76 e 91 cm, passati da fermo e poi in camminata. Poi in corsa, sia nella normale posizione di corsa sia con le mani sui fianchi, dietro la schiena, alte o unite davanti: migliora gli automatismi e toglie le ultime paure dell'ostacolo.
Rondelli
Da inserire sempre
Nei periodi fondamentali richiama la mobilità delle anche con esercizi a corpo libero, esercizi analitici di prima e seconda gamba al muro e qualche passaggio completo, "giusto per non perdere l'abitudine". Mobilità e un paio di esercizi di stiffness con gli ostacoli si possono fare anche nel riscaldamento di una seduta sui ritmi.
Danzi 2015; Danzi 2010
B. Esercizi imitativi e andature
Attacco alla trave
Mettiti a circa 1,50 m dalla trave e attacca chiudendo l'angolo al ginocchio della prima gamba, fino ad appoggiarti alla trave: dalla gamba ben chiusa si passa a una rapida proiezione verso la barriera.
Dispense ostacoli
Seconda gamba al muro
Mani alla trave e corpo in linea (piede, anca, spalla): circonduzione della seconda gamba guidata dal ginocchio, con il piede a martello aperto in fuori e un breve molleggio sul piede d'appoggio. Le prime volte ci si ferma in posizione di ripresa, poi il movimento diventa continuo. Con un ostacolo a circa 1 m dal muro la gamba deve avvolgerlo chiudendo tutti gli angoli.
Dispense ostacoli
Prima gamba ogni 3 passi
In camminata, ogni tre passi si imita l'attacco: gamba ben chiusa sotto il bacino, ginocchio avanti e alto, poi distensione sotto il corpo con il braccio opposto che accompagna. Poi l'attacco ad ogni passo. Per la seconda gamba accenna sempre un breve attacco di prima, altrimenti si va in controtempo.
Dispense ostacoli
Andature per il piede
- Camminata rapida "griffata".
- Rimbalzata a gambe tese, che Gigliotti chiama "pinocchietto": 40-50 m, poi 40-50 m di corsa circolare rapida.
- Passetti rapidi, 40 toccate.
- Corsa circolare rapida griffata, anche molto rimbalzata.
- Skip doppio con impulso secco e ginocchio poco alto.
Dispense ostacoli; Gigliotti 2015
C. Esercizi analitici con gli ostacoli
L'esercizio tecnico di base
Passaggio centrale completo di ostacoli alti 50-60-76-84 cm posti a 80-100 cm uno dall'altro, usando una linea centrale come riferimento. Serve a imparare e automatizzare il gesto globale e va fatto sempre, dal principiante all'evoluto: ha più spazio nel periodo preparatorio e diminuisce verso le gare.
Dispense ostacoli
Laterale di prima gamba
Ostacoli a 3-4 piedi: si passa di lato con la sola gamba di attacco, salendo a ginocchio molto chiuso e scendendo con la gamba distesa e perpendicolare sotto la base dell'ostacolo. Variante: superare l'asticella con il solo piede, partendo a cavallo dell'ostacolo e alternando destro e sinistro.
Dispense ostacoli
Laterale di seconda gamba
Ostacoli a 4-5 piedi: passaggi laterali consecutivi con la sola seconda gamba, che scende perpendicolare sotto il ginocchio mentre le anche avanzano di continuo. Attenzione: molti appoggiano la prima gamba tesa e in anticipo. Un piccolo ostacolo a lato aiuta a simulare la guida di ginocchio della prima.
Dispense ostacoli
Spinta completa in camminata
Ostacoli a 4-5 m: tre passi di camminata e, sul terzo appoggio, una spinta potente e completa della seconda gamba, che da sola deve dare avanzamento e uscita. Metti un riferimento a 1,40-1,50 m per la distanza di spinta.
Dispense ostacoli
Un passo in camminata spinta
Passaggio centrale con un solo passo, rimbalzando sulla prima gamba dopo la discesa. Distanze progressive: 3,80-4,30 m per i più giovani, 4,20-4,70 m per gli evoluti, 4,50-5,10 m per gli atleti di alto livello. È considerato basilare per l'entrata di anche e la ripresa della linea di spinta.
Dispense ostacoli
Un passo di corsa
Ostacoli a 3-3,50 m, superati in corsa con un solo passo: prima di lato per la prima gamba o per la seconda, poi centralmente. Variante: aumentare di 10 cm per volta la distanza tra un ostacolo e l'altro.
Dispense ostacoli
Attacco saltellato
Saltelli su una gamba tra un ostacolo e l'altro, attaccando una volta di destro e una di sinistro; variante con doppio appoggio (destro-destro-sinistro-sinistro) con ostacoli a 10-12 piedi.
Dispense ostacoli
L'esercizio della gabbia
A cavallo dell'ostacolo, con la gamba di spinta distesa su un secondo ostacolo inclinato e perpendicolare: la gamba scivola lungo l'asta fino alla massima chiusura del ginocchio, poi va avanti alta e viene "schiacciata" a terra sotto il ginocchio in modo reattivo. Termina con una ripresa di corsa rapida.
Dispense ostacoli
D. Esercizi speciali per le siepi
Camminata centrale a 76 cm
Ostacoli alti 76 cm a 10-11-12 scarpe, passati centralmente in camminata "entrando" forte di anche. Il piede deve scendere sotto l'ostacolo.
Dispense ostacoli; Gigliotti 2015
Distanze crescenti con un passo
Lo stesso con ostacoli a distanze crescenti da 4,00 a 5,00 m, superati con un passo di corsa: completa la spinta della seconda gamba e il rapido avvolgimento della prima. Attenzione al punto di attacco.
Dispense ostacoli; Gigliotti 2015
Prima e seconda alternate
Ostacoli a destra e a sinistra della linea di avanzamento, a 6-8 scarpe, per abituare all'entrata di anche e al ritorno in linea della seconda gamba. In camminata consecutiva.
Dispense ostacoli; Gigliotti 2015
A cavallo con affondo
A cavallo dell'ostacolo con la prima gamba sospesa e semiflessa: affondo e presa di contatto "in tenuta", recupero delle anche, spinta completa e rapida e breve sprint.
Dispense ostacoli
Approccio saltellato
Avvicinamento saltellando sulla gamba di spinta con la prima gamba flessa e alta; passaggio e ripresa saltellando sulla gamba di discesa con la seconda riportata in asse. 5-6 ostacoli a 5-6 m; si riprende camminando e a 2 m dall'ostacolo si ricomincia. Con i saltelli continui diventa anche un esercizio di forza ed equilibrio.
Dispense ostacoli; Gigliotti 2015
Corsa rapida su ostacoli bassi
Ostacoli bassi a 5-6 m da superare alla massima velocità "come se non esistessero".
Dispense ostacoli; Gigliotti 2015
Avanti e indietro sul rettilineo
Su un lato del rettilineo diversi ostacoli ribaltabili, al ritorno una barriera delle siepi. Si va e si torna senza fermarsi.
Danzi 2015
Barriere alte per le ragazze
Esercizi analitici con ostacoli a 84 cm e passaggi di barriere a 91 cm, come i maschi: la barriera di gara da 76 cm sembra poi molto più bassa e si passa con più facilità.
Danzi 2010
E. Esercizi di ritmica
Navetta sui 60 metri
60 m con 5 ostacoli alle distanze dei 100 hs per le ragazze e dei 110 hs per i ragazzi, da correre con 5 passi. Andata e ritorno 4-6 volte per serie, 2-3 serie. Si possono mettere gli ostacoli su entrambi i lati o cambiare la consegna.
Danzi 2010
3, 4, 5, 6, 7 passi
Con ogni altezza, corse con 6-10 ostacoli a distanze che obbligano ad attaccare a 3-4-5-6-7 passi. Si parte da ostacoli molto bassi e si alza ogni 30-40 giorni, solo quando il passaggio a quell'altezza è dominato. All'inizio della stagione la consegna è "bene", più avanti "veloce", e le ultime prove a ritmo gara. Tutto sull'erba.
Pascua 2001
Gamba a comando
Ostacoli a distanze casuali; l'allenatore decide la gamba di attacco per ogni ostacolo. Poi lo stesso con un compagno a lato, davanti o dietro, fino a passare "coperti".
Danzi 2010
Cartoni a distanze variabili
Cartoni disposti a distanze sempre diverse, da passare chiedendo una corsa circolare rapida o al contrario ampia. Le varianti sono infinite.
Gigliotti 2015
Veloci, sopra il ritmo gara
Ripetute di 150-200-300 m con le barriere, corse anche molto più veloci del ritmo gara: abituano a gestire il passo in avvicinamento ad alta velocità e tolgono qualche paura.
Rondelli
Prima della ripetuta
Un esercizio di discesa della prima gamba subito prima di una ripetuta richiama la giusta funzionalità del piede e della presa di contatto con il terreno.
Danzi 2010
F. Ostacoli dentro il lavoro organico
Una volta acquisita una discreta padronanza su un ostacolo basso, il giovane deve usarla in situazioni più complesse (Danzi 2010):
Drill in continuità
Ripetizione continua di drill con gli ostacoli, da 30″ fino a 2′-3′. Poi passaggi centrali di ostacoli bassi con andature varie tra uno e l'altro.
Danzi 2010
Il blocco misto
5 ostacoli centrali con 2 passi intermedi · 20 salti con la funicella · allungo superando 2 ostacoli · ritorno di corsa blanda e si ricomincia
Blocchi continui di 6′-7′ per i cadetti e di 8′-10′ per gli allievi. Organizzati a staffetta facilitano l'approccio.
Danzi 2010
Ostacoli nella corsa continua
In una corsa di 40′-50′ di un cadetto, dopo i primi 20′, senza fermarsi: allunghi in rettilineo superando 6-7 ostacoli "sparsi". L'allenamento si arricchisce di tecnica, lo stimolo organico migliora e anche la testa ne beneficia. Lo stesso vale per progressioni e variazioni.
Danzi 2010
Gioco e ostacoli
Con i ragazzi giovani i grandi giochi sportivi sono un'ottima formazione di base: si creano situazioni di qualche decina di minuti in cui si alternano, in continuità, gioco e passaggi di ostacoli. Anche l'ambiente naturale è una "palestra" piena di ostacoli da superare.
Danzi 2010
G. Rapidità e reattività dei piedi
Molleggi e balzelli
- Molleggi su due piedi o su uno, anche da seduti a gambe piegate per il soleo: 40-60-80 ripetizioni rapide, di più per gli evoluti.
- Balzi a piedi pari uniti o divaricati, o sul piano sagittale a ginocchia bloccate, con o senza cintura: 40-60-80 ripetizioni.
- Funicella nel riscaldamento.
Gigliotti 2015
Corse rimbalzate e balzate
- Corsa rimbalzata con forte richiamo del piede sotto il gluteo: 50-60-80 m.
- Corsa balzata rapida e avanzante: 60-80-100 m, contando passi e tempi.
Gigliotti 2015
40 toccate a cronometro
40 toccate di skip rapido e 40 di calciata rapida, cronometrate. Portando l'esercizio fino a 80 toccate con un parziale ogni 20 si ricava un indice di decremento: è un controllo della resistenza alla rapidità.
Gigliotti 2015
Rimbalzi tra gli ostacoli
Balzi e rimbalzi tra ostacoli di varia altezza, con il rimbalzo più rapido possibile. Serie in tempo o in numero, con gradualità e verso la resistenza, ma si interrompe appena l'esecuzione perde qualità.
Gigliotti 2015
Parte terza · L'allenamento
8. Costruire il siepista, età per età
Tra le specialità italiane le siepi sono quella con la maggiore corrispondenza tra le graduatorie giovanili e quelle assolute. Tra i migliori cadetti di sempre sui 2000 siepi, corsi tra il 1978 e il 1993 in gare con atleti più grandi, ci sono Panetta (6′12″3), Lambruschini (6′12″54), Carosi e Mei; e tre dei primi cinque italiani di sempre sui 3000 siepi compaiono anche in quella lista. Anche Giuseppe Maffei, terzo italiano di sempre, aveva corso la finale nazionale cadetti dei 1200 siepi (Danzi 2010). Il lavoro da ragazzi, insomma, è stato propedeutico e ha anticipato le attitudini.
Errore 1 · Troppo presto, troppo forte
Specializzazione precoce e allenamenti che sono poco più di una riduzione percentuale di quelli degli adulti. Si sbaglia sul piano organico e ancora di più su quello tecnico-meccanico e della forza, che restano carenti o assenti (Danzi 2010).
Errore 2 · Tanta multilateralità, poca corsa
Un lavoro molto vario ma con poco spazio alla corsa: i ragazzi non si abituano a correre e alla fatica, e mancano lunghi, progressioni, fartlek, diagonali e gare di resistenza. Il risultato è un atleta "bello da vedersi" con un motore di bassa cilindrata (Danzi 2010; Danzi 2015).
La strada indicata è una multilateralità speciale del corridore: varietà di mezzi, ma con volumi adeguati, senza perdere di vista l'azione di corsa e con i giusti livelli di forza. Gli ostacoli vi entrano con due valenze, tecnico-coordinativa e condizionale (forza-velocità e forza-resistenza), dai 13 ai 17 anni (Danzi 2010). Danzi riassume il senso del lavoro giovanile in tre verbi: non spremere, ma creare e predisporre (Danzi 2011).
Cadetti (14-15 anni)
- È una fase sensibile in cui la coordinazione, e quindi la precisione dei gesti, si allena con grande efficacia: è il momento di investire sulla tecnica, anche perché più avanti il tempo da dedicarle sarà sempre meno (Danzi 2003).
- 3-4 allenamenti alla settimana, con la mentalità del corridore. Corsa continua fino a 45′-50′, variazioni di ritmo e corse in ambiente naturale, prove ripetute anche in zona lattacida, dosando con cura quantità, qualità e soprattutto recuperi (Danzi 2003).
- Due momenti con gli ostacoli alla settimana: uno di tecnica "normale" e uno con gli ostacoli dentro il lavoro organico (Danzi 2010).
- Obiettivi tecnici: mobilità delle anche per una seconda gamba ampia e morbida; attacco con entrambe le gambe, anche con compagni vicini che coprono la visuale; sensibilità per capire in tempo, anche da stanchi, come si arriva all'ostacolo senza passettini; entrata e uscita senza perdere l'assetto e con le anche alte; uso elastico dei piedi; esercizi propedeutici per la riviera (Danzi 2003).
- Traguardo tecnico: saper correre un 80/100 hs e un 300 hs (Danzi 2010) e, dal 2014, i 1200 siepi senza riviera con barriere abbassate, da frequentare senza esagerare come conclusione di un lavoro ampio (Danzi 2015). Esperienza in pista, nei cross e su strada (Danzi 2003).
Allievi (16-17 anni)
- Cresce l'aspetto organico senza lasciare la tecnica. Va introdotto il fondo medio e le velocità vanno definite con più precisione: il cross di categoria su 6 km richiede carichi adeguati. Attenzione a non far cadere l'azione elastica dei piedi (Danzi 2003).
- Almeno un momento alla settimana solo di tecnica degli ostacoli: bastano 20′ dopo una corsa tranquilla. Tutti i circuiti dovrebbero contenere stimoli di questo tipo, e nei periodi di scarico organico si possono programmare cicli tecnici (Danzi 2010).
- Barriere, anche a 76 cm, già in inverno: nel fondo in progressione con 1-2 barriere per giro, nelle variazioni, nella corsa continua, che in primavera può diventare prove frazionate ridotte. Poche volte con la riviera, che però va affrontata in modo più specifico (Danzi 2003).
- Non specializzare troppo presto. Danzi propone di usare la prima parte della stagione per crescere in tutto il mezzofondo, dal cross agli 800 e ai 3000, provando anche le siepi; solo in autunno, quando di solito ci sono i campionati di categoria, se l'atleta ha mostrato qualità da siepista si può specificare di più (Danzi 2003).
- Traguardo: i 2000 siepi e, perché no, un 400 hs. Lambruschini da allievo correva i 400 hs in 55″1 (Danzi 2010; Gigliotti 2015).
Juniores e oltre
- Il volume cresce nettamente: nelle settimane di maggior carico oltre 100 km, con un solo allenamento al giorno (Danzi 2003).
- Prima si aumentano i volumi, partendo dalla corsa continua e poi dai mezzi più veloci; poi si qualifica il recupero, riducendolo o cambiandone la modalità; quando serve più qualità basta allungare il recupero e la qualità "esce da sola" (Danzi 2003).
- Il fondo medio va qualificato con precisione, perché sono le velocità a cavallo della soglia a farla salire (Danzi 2003).
- La tecnica diventa un richiamo: è ormai patrimonio dell'atleta e correggerla ora richiederebbe molto più tempo (Danzi 2003; Danzi 2015).
- Il passaggio dai 2000 ai 3000 è delicato: molti atleti arrivano all'ultimo chilometro senza energie. Bisogna sostenere quel momento lavorando insieme su capacità organiche, tecnica, elasticità e forza (Danzi 2003).
Caso pratico: un siepista costruito senza fretta. Danzi ha presentato ad Ancona la crescita di un suo atleta, allenato "davvero" solo da fine 2008. Sui 3000 siepi è passato da 9′25″10 al primo anno junior a 8′46″70 al secondo, con 3′46″14 sui 1500 e 8′27″00 sui 3000; da allievo aveva corso i 2000 siepi prima in 7′09″90 e poi in 6′13″99. Tra i fattori che hanno aiutato il progetto Danzi mette al primo posto un lavoro giovanile fatto "senza fretta, senza spremerlo ma predisponendolo", poi un ambiente familiare discreto, il carattere, le capacità tecniche superiori alla media, la cura dei particolari, il gruppo di allenamento e un lungo periodo senza infortuni (Danzi 2011). Alcune sue sedute sono nel capitolo 11.
9. La forza del siepista
Perché serve
La corsa di mezzofondo non chiede picchi di forza alti in assoluto, e infatti sulla forza le scelte dei tecnici sono molto diverse (Del Curto 2015; Danzi 2003). Le siepi però hanno due richieste in più: la forza esplosiva per attaccare la barriera, sollevando il bacino di 30-40 cm per 35 volte, e la forza di "tenuta" della prima gamba in atterraggio (Del Curto 2015). Nella fase di ripresa dopo l'ostacolo i muscoli lavorano in eccentrico con una tensione maggiore che in qualsiasi altro passo di corsa (Danzi 2010).
La letteratura citata nelle relazioni indica che l'allenamento della forza, esplosiva o pliometrica, migliora la prestazione di atleti già allenati soprattutto attraverso l'economia di corsa, non il VO₂max: è il caso degli studi di Paavolainen (1999) sui 5 km e di Spurrs (2003), dove corridori master hanno migliorato i 3000 di circa 15″ con 6 settimane di pliometria, 20′ a fine riscaldamento 2-3 volte alla settimana. Una revisione di Rønnestad e Mujika (2014) indica come più efficace la forza con carichi pesanti (Del Curto 2015; Degortes).
Le indicazioni di Degortes
Per Degortes la forza del mezzofondista deve lavorare sui fattori nervosi e riflessi, non sulla massa muscolare. I metodi con sovraccarico che propone (Degortes):
Tre metodi concentrici
- Sforzi massimi: 5-6 serie × 3 ripetizioni oltre l'80% del massimale, recupero 3′.
- Sforzi ripetuti: 6 × 6 al 70-80%, recupero 3′.
- Sforzi dinamici: 10 × 12-15 al 40-60%, recupero 3′.
Degortes, da Zatsiorskij
Metodo a contrasto (bulgaro)
6 serie di 6-12 mezzi squat concentrici, alternando una serie all'80% del massimale e una al 40%, recupero 3′
Lo stesso esercizio si esegue poi in forma continua. Esercizi di base: mezzo squat da fermo e con molleggio, piegamento stretto (importante per la riviera), molleggi ed estensioni sugli avampiedi in piedi e da seduti per il soleo, ischiocrurali e glutei.
Degortes
Tre livelli
- Semplice: balzi e rimbalzi, anche su plinti di 20-40 cm. Per tutti i mezzofondisti, anche 2 volte alla settimana una volta adattati.
- Elevata: salti in basso con rimbalzo da plinti di 45-110 cm, con angoli al ginocchio diversi. Per i siepisti suggerisce 45-70 cm. Secondo Verchoshanskij una seduta richiede circa 10 giorni di recupero.
- Con sovraccarico: piuttosto traumatica, da escludere.
Degortes
Mezzo squat stato-dinamico
Dalla stazione eretta si frena la discesa del bilanciere fino alle cosce parallele, si risale fino a 90° al ginocchio, ci si ferma 2-3″ e si spinge in concentrico puro alla massima velocità. Riproduce l'angolo della salita sulla barra della riviera, che è sotto i 90°.
Degortes
Spinta e flessione dell'anca
- Balzi alternati in salita al 15% o più, su 20-30 m.
- Sprint sulle stesse distanze e pendenze, cercando l'ampiezza.
- Skip alto con e senza cavigliere.
- Corsa trottata con e senza cavigliere.
Degortes
Forza + potenza aerobica
6 × 4 balzi alternati in salita di 30 m, recupero ritorno al passo + 1 × 1000 al 110% della soglia anaerobica · recupero 3′ tra le serie
Da inserire in un secondo tempo, per sviluppare la resistenza specifica.
Degortes
Sulla periodizzazione Degortes segue la struttura a blocchi di Verchoshanskij: due blocchi concentrati di forza, il secondo ridotto, con l'effetto che si manifesta nel periodo di gara. Nei periodi pre-agonistico e agonistico mantiene una seduta settimanale di 2-3 serie × 4-6 ripetizioni al 60% di mezzo squat ed estensioni sugli avampiedi in concentrico puro. Cita anche Coffey e Hawley (2007): la resistenza subito prima della forza riduce la risposta anabolica, la forza subito prima della resistenza aumenta infiammazione e catabolismo, quindi meglio separarle (Degortes).
Le indicazioni di Del Curto
- Forza generale: squat, mezzo squat, divaricate, stacchi, girate per la forza dinamica massima negli atleti evoluti, ma solo con esercizi che coinvolgono tutta la catena cinetica, abbandonando macchine e lavoro monoarticolare. È un lavoro preparatorio da collocare nel periodo di costruzione generale.
- Forza elastico-reattiva: rimbalzi tra ostacolini e ostacoli, corsa balzata, balzi in varie forme e sprint, che per un mezzofondista sono già forza speciale.
- Forza esplosiva generale e speciale: salti in lungo e in alto da fermo, salti con leggero sovraccarico, balzi sui gradoni; sprint fino a 30 m anche in salita o con leggero sovraccarico; passaggi di barriere più alte di quelle di gara. Da monitorare con i test da campo.
- Tenuta della prima gamba: mutuata dagli ostacolisti, per esempio con cadute "in tenuta" da un plinto basso o con piccoli sovraccarichi.
- Compensare, non esaltare: chi ha una corsa molto elastica deve curare di più la forza "attiva", chi spinge molto con i muscoli deve curare di più quella reattiva (Del Curto 2015).
Circuiti e salite
Circuito estensivo generale
Stazioni di 30″-40″ che toccano tutti i distretti muscolari, collegate da 150-200 m (o 30″-40″) di corsa a velocità di soglia o vicina. Durata complessiva 30′-40′, per orientare il lavoro verso la resistenza alla forza. A volte con passaggi di ostacoli dopo il circuito, da stanchi, o nei tratti di corsa.
Gigliotti 2015
Circuito specifico di Lambruschini
3 × (6 stazioni da 30″-40″ + 200 m a soglia dopo ogni stazione + 1000 m finale) · recupero 3′ tra le serie
Stazioni: saltelli a piedi pari uniti, mezzo squat jump, step up, skip alto, affondi saltati, corsa calciata in leggero avanzamento. Lambruschini correva i 200 in circa 32″ e il 1000 in 2′55″-2′58″, con frequenza cardiaca tra 170 e 185, a carico naturale o con cintura da 6 kg; a volte 4 serie o più stazioni.
Gigliotti 2015; intervista di Arcelli a Gigliotti, in Danzi 2003
Tre tipi di salita
- Alattacide: 10-12%, ripetute di 50-100 m, recupero 60″ tra le prove e 3′ tra le serie, totale 800-1500 m, cercando l'ampiezza.
- Lattacide: 6-8%, 150-500 m, recupero 2′-3′ e 4′-6′ tra le serie, da 1500 m (potenza) a 3000-4000 m (capacità). Solo con atleti maturi.
- Cronoscalata: fondo veloce in salita al 3-4% al massimo. Lambruschini ne faceva 5-7 in inverno, su 7-8 km al 2-3%.
Gigliotti 2015; Danzi 2003
Il percorso di St. Moritz
Salita di 300 m: 60 m sprint · 40 m balzi alternati · 60 m sprint · 40 m skip rapido · 100 m sprint · 10 squat jump · recupero 5′
Wilson Boit Kipketer lo ripeteva 5 volte, Julius Nyamu fino a 12. Serve a passare con efficacia barriera e riviera anche nel finale, quando nei muscoli c'è già molto lattato e reclutare le fibre richiede anche forza mentale.
Intervista di Arcelli a Canova, in Danzi 2003
Intermittente forza
Per i siepisti Gian Piero Alberti consiglia l'intermittente forza in cui i 30″ più impegnati sono in gran parte o del tutto lavoro di forza: balzi verticali e orizzontali, balzi e skip con la funicella, per i muscoli della spinta e dell'atterraggio. L'intensità muscolare deve essere sempre superiore a quella di gara.
Intervista di Arcelli ad Alberti, in Danzi 2003
Eccentrico con le barriere
Ripetute di 60-80 m a ritmo gara su una leggera discesa (circa 2%) con 3 barriere, per sviluppare la forza eccentrica in modo specifico. Qualche tecnico ha usato le barriere in discesa proprio per allenare la ricaduta.
Canova; Danzi 2015
La forza al servizio della corsa. Gigliotti lo dice chiaramente: non gli interessa un aumento di forza se non porta un miglioramento nell'economia del gesto. Si parte dal carico naturale e si arriva ai pesi solo in una fase più avanzata della crescita (Gigliotti 2015). Danzi aggiunge che, a parità di risultati, i mezzi basati sulla corsa stessa, come la corsa in salita, evitano problemi di "trasformazione" e i rischi di un gesto con i sovraccarichi in cui il mezzofondista di solito non è abile (Danzi 2003).
Infine c'è l'"allenamento invisibile": postura, core stability, propriocezione, potenziamento di tutte le catene muscolari e cura della stiffness, insieme a massaggi e recupero. Sono esercitazioni che possono completare le sedute di corsa continua e che, nel tempo, rendono la corsa più equilibrata e meno esposta agli infortuni (Danzi 2015).
10. Il motore aerobico e lattacido
La potenza aerobica al centro
Per Danzi la potenza aerobica è il parametro fondamentale dell'allenamento del mezzofondista, la base su cui poggiano i mezzi più spinti. L'errore da evitare assolutamente è esaltare i lavori di sintesi e le ripetute ad alto intervento anaerobico senza un adeguato supporto di potenza aerobica (Danzi 2011). Alcune indicazioni pratiche:
- il volume del lavoro di potenza aerobica è pari o superiore alla distanza del cross, a seconda del mezzo;
- a fine seduta l'atleta dovrebbe avere ancora l'energia per fare fino a un terzo di prove in più;
- il lavoro deve "girare" attorno a un punto definito, la velocità di equilibrio (Danzi 2011).
Potenza aerobica continua
- Medio intensivo: 8-10-14 km.
- Medio estensivo: 10-12-14 km.
- Variato: 1 km + 1 km.
- A moduli: 3 km a 3′20″ + 3 km a 3′15″ + 3 km a 3′10″ + 1 km a 3′00″.
- A blocchi con variazioni: 4 km + 5 × (1′ forte + 1′ facile) + 4 km + 5 × (1′ + 1′).
Danzi 2011
Frazionata e miscelazioni
- PAF: distanze lunghe e volumi adeguati, per esempio 2 × 2000 + 4 × 1000 o 3000/2000/1000.
- Medio + PAF: 25′ medio a moduli + 4 × 1000 recupero 2′.
- PAF + lattacido: 4 × 2000 recupero 2′ + 5 × 300 recupero 3′.
- Medio + lattacido: 25′ medio variato + 3 × 400 recupero 5′, oppure 10 km con l'ultimo km lattacido.
Danzi 2011
La forbice di Gigliotti
Medio continuo da un 2-3% più lento a un 2-3% più veloce della soglia; progressivo che finisce un 4-5% sopra; variato con una forbice ancora più aperta. Per un siepista la forbice va tenuta più aperta che per un maratoneta, sia nei medi sia nella potenza aerobica frazionata.
Gigliotti 2015
I mezzi da avere sempre
Interval training, fartlek, collinare, percorsi modificati, intermittenza e tutte le metodiche che chiedono di riequilibrare gli scompensi di uno stimolo intenso. Percorsi ondulati e misti alle varie velocità aiutano ad adattare frequenza e ampiezza. Serve "un motore di grossa cilindrata", elastico nei cambi di velocità e bravo a recuperare correndo.
Danzi 2003
Il modello di Pascua
Pascua parte da un principio chiaro: il siepista deve prima di tutto diventare un buon corridore dei 1500 e soprattutto dei 5000, e solo dopo uno specialista dell'ostacolo. Per puntare alle medaglie servono tempi sotto i 13′10″ nei 5000 e i 3′34″ nei 1500, e un 3000 piano sotto i 7′40″. In gara bisogna reggere un ritmo di crociera di circa 2′42″ al chilometro, chiudere l'ultimo sotto i 2′40″ e avere la forza per un ultimo giro in 60″ o meno (Pascua 2001). Per lui i fattori dell'allenamento, in ordine di importanza, sono quattro: capacità e potenza aerobica, efficienza meccanica, velocità e accelerazione, capacità e potenza anaerobica.
I mezzi aerobici che usava con Martín:
- corse lente di 14-20 km a 3′45″-3′30″/km;
- corse a velocità crescente di 10-12 km, chiudendo sotto i 3′/km;
- corse lente con sprint di 10-15 passi ogni 3′;
- ripetute nel bosco da 2000 a 5000 m con 1 km di recupero lento, per 10-14 km totali (per esempio 4 × 3000 in 9′ recupero 1 km a 3′45″);
- fartlek lungo, medio e corto, per esempio 3 × 3′ + 4 × 2′ + 5 × 1′ + 6 × 30″ con recupero uguale in trotto;
- interval training leggero, come 40 diagonali sull'erba in 20″-20″;
- uno stimolo lattacido seguito da lavoro alla soglia, per esempio 600 in 1′30″ seguito da 3 × 3000, 2 × 5000 o 10 km a ritmo soglia;
- frazionato estensivo, come 5 × 2000 recupero 2′-3′, e salite e saliscendi da 300 a 1000 m (Pascua 2001).
La tabella annuale mostra come le velocità si qualificano settimana dopo settimana. Alcuni esempi tratti dalla stagione 2001-2002:
| Mezzo | Inizio ottobre | Dicembre | Fine febbraio |
|---|---|---|---|
| 1000 di potenza aerobica | 3′00″, recupero 3′ | 2′41″, recupero 2′15″ | 2′28″, recupero 1′45″ |
| 2000 di potenza aerobica | 6′10″ | 5′49″ | 5′32″ |
| 5000 aerobici | - | 15′30″ | 14′50″ |
| Recupero tra le ripetute aerobiche | 1 km in 4′15″ | 1 km in 3′45″ | 1 km in 3′30″ |
| Frazionato corto | - | 20 × 200 recupero 1′ | 25 × 400 recupero 1′ |
| Velocità resistente | - | 3 × (10 × 50, recupero 100) | 3 × (10 × 80, recupero 70) |
| Salite corte | - | 20-25 m al 30% | 30 m al 30% |
| Traino | - | 12 × 100 al 15% del peso | 12 × 300 al 15% del peso |
Fonte: Pascua 2001, tabella 1. In primavera la velocità resistente arriva a 3 × (10 × 100, recupero 50).
Per il lavoro lattacido Pascua distingue la capacità (prove da 300 a 1600 m al 75-85% delle possibilità, per 4000-6000 m totali, senza superare il 60% del lattato massimo, per esempio 2-4 × (6 × 400) recupero 1′30″ e 5′ tra i gruppi, non prima di marzo), il ritmo gara (prove di 300-500 m al ritmo previsto per la stagione, solo da maggio-giugno) e la potenza lattacida (prove più veloci del ritmo gara su distanze crescenti, da maggio). Nella tabella primaverile compaiono per esempio 3 × (3 × 400) in 54″ e 5 × 500 a velocità crescente con recupero 3′-5′ (Pascua 2001).
Sulla velocità Pascua insiste sulla riserva di velocità: la differenza tra la velocità massima sui 100 metri e il ritmo gara. Per un siepista di vertice indica circa 11″5 sui 100 (Pascua 2001). La allena tutto l'anno con prove brevi da 30 a 100 m che si allungano con la stagione, con l'interval-velocità (da 50 sprint + 100 trotto fino a 100 + 50) e con prove di 100-300 m a velocità crescente.
Allenare il lattacido con criterio
Arcelli ha ricordato che per le componenti lattacide le ricerche suggeriscono criteri a volte diversi da quelli che proporrebbero i tecnici (Arcelli 2015). Due adattamenti contano:
Più tamponi nelle fibre
Il tampone principale è la carnosina. Lo stimolo più efficace sono ripetizioni di 2′ al 120-140% della soglia del lattato (circa 80-90% del VO₂max) con recupero breve di 1′: un rapporto lavoro-recupero di 2 a 1 (Edge 2006 e 2013). Se si corre più forte, sopra il 100% del VO₂max, il guadagno è minore (Bishop 2008).
Più trasportatori (MCT4)
Servono a far uscire più in fretta lattato e ioni H⁺ dalle fibre. Lo stimolo indicato sono ripetute di 90-240″ con un lattato nel sangue di 4-8 mmol/L e recuperi piuttosto lunghi (Bishop 2011). L'effetto massimo arriva in 6-8 settimane, poi non cresce più (Thomas 2012).
Per la carnosina Arcelli ricorda anche il ruolo dell'alimentazione: la beta-alanina, uno dei suoi due aminoacidi, è più presente nella carne di pollo che in altri alimenti proteici, da preferire prima e dopo le sedute che stimolano i tamponi (Arcelli 2015).
11. Allenamenti specifici con le barriere
Questi sono i lavori "speciali e specifici" descritti nelle fonti, dal più semplice al più vicino alla gara. Tutti richiedono un passaggio tecnico già consolidato e vanno usati con prudenza: sono traumatizzanti e, quando sono molto simili alla gara, pesano come una gara (Danzi 2015).
Lavori di introduzione e sostegno tecnico
Il classico 10 × 400
10 × 400 con 5 barriere mobili poste come in gara, recupero 2′ · senza riviera · volume 3-4 km
Distanze da 200 a 500 m con 5 ostacoli sono i primi lavori da inserire. Si passa in condizioni organiche controllate: serve come approccio o come sostegno tecnico. Attenzione ai tempi "buoni": la velocità resta lontana da quella di gara e non si arriva alla fatica del terzo chilometro.
Danzi 2015
Barriere nel lavoro aerobico
Ostacoli già nelle corse lunghe, nelle progressioni, nelle variazioni e nei medi, a partire dall'inverno. Meglio sull'erba, come a Tirrenia, dove barriere ridotte e trasportabili erano inserite nei circuiti della pineta.
Danzi 2015
Potenza aerobica con 4 ostacoli
Lavori di potenza aerobica tra 4 e 6 km con 4 ostacoli all'altezza di gara, messi all'esterno della pista all'ingresso e alla fine dei due rettilinei.
Rondelli
Il 300 finale sull'erba
Per allenare il passaggio in fatica, a fine di qualche allenamento: un 300 sull'erba con le barriere a ritmo gara. Martín non ha mai fatto ripetute in pista con barriere e riviera.
Pascua 2001
Potenza aerobica con le barriere
Medi e progressivi con le barriere
Medi e progressioni con le barriere più distanziate del normale.
Danzi 2015
Frazionata con le barriere
4 × 1000 · 3 × 1500
Quantità e qualità dipendono da obiettivo e periodo. Da non usare spesso, perché sono traumatizzanti.
Danzi 2015
PAF con barriere e riviera
4-5 × 1000 · 3-4 × 1500 · 3 × 2000 · 2000/1500/1000/1000 · scale e piramidi · fino a 6-7 km totali
Sono le prove di sintesi che si avvicinano di più alla gara: vanno corse a ritmo gara e usate con molta attenzione, sia per il carico organico e muscolare sia per prevenire gli infortuni.
Danzi 2015
Le ripetute "test" di Rondelli
Rondelli fa pochissime ripetute lunghe con gli ostacoli oltre gli 800 m, al massimo qualche test su 1200-1500-2000 m con 4 ostacoli e la buca piena d'acqua. Le siepi sono traumatiche, e il siepista corre una gara di mezzofondo, non una prova in corsia con passi predeterminati: preferisce prove di 600 e 400 m come le più lunghe.
Rondelli
Prove miste: arrivare alle barriere già stanchi
Le prove miste piano-siepi servono a creare volume e a far affrontare le barriere quando l'atleta è organicamente stanco, come nella seconda parte della gara (Danzi 2015).
Coppie di 1000
3 × (1000 in piano + 200 di recupero attivo + 1000 con le barriere)
Danzi 2015
Il 3000 alternato
3000 a tratti di 500 m alternati: piano, barriere, piano, barriere…
In alternativa prove di 2 km in successione con la stessa logica, o di 1,5 km alternando barriere, piano, barriere.
Danzi 2015
Il medio con il finale a ostacoli
PAC di 8 km: i primi 6 in piano, gli ultimi 2 con le barriere
Crea un affaticamento organico importante: è un lavoro per atleti adulti e qualificati.
Danzi 2015
Le coppie del giovane siepista
3 × (1000 + 1000 con le barriere) + 400 finale forte · recuperi 1′30″/4′
Corsa da un junior a giugno: circa 2′49″ + 2′58″, poi 2′56″, poi 2′47″ + 2′54″, e un 400 finale in 54″94.
Danzi 2011
Forza e barriere: la fatica muscolare dell'ultimo chilometro
L'ultimo chilometro è quello decisivo. Le singole componenti allenate separatamente non si sommano "per magia" in gara: nelle siepi si sostengono a vicenda, e la situazione del finale va ricreata anche in allenamento. Per questo Danzi propone blocchi di forza immediatamente prima di una prova di potenza aerobica con le barriere, con recupero molto breve o quasi nullo (Danzi 2015):
Skip e barriere
Skip continuo sul posto per 1′30″-2′ + prova di potenza aerobica con le barriere
Danzi 2015
Pliometria e barriere
Esercizi di pliometria per la parte elastica degli appoggi + prova con le barriere
In alternativa sprint in salita di 60-100 m, o esercizi analitici concentrici che affaticano i quadricipiti.
Danzi 2015
Duemila con recupero "attivo"
3-4 × 2000, con il recupero di 3′ sostituito da serie continue di 30″-40″ di azioni tecniche (skip, piedi pari uniti, mezzo squat jump, calciata)
Sul percorso di 2 km nel bosco di Tirrenia c'erano 5 barriere in legno a distanze casuali: l'atleta si trovava a superarle all'improvviso e da stanco, come nell'ultimo chilometro.
Gigliotti 2015
Salite e barriere
Serie di sprint in salita + subito un 1000 con le barriere 5″/km più lento del ritmo gara · 3-4 serie
Oppure 2 km medio-veloci su un percorso di saliscendi e poi 1 × 1000 in pista con le barriere, ripetuto 2-3 volte. Il lavoro frazionato si presta a infinite varianti, con sempre una prova finale con le barriere.
Del Curto 2015
Seicento e sprint in salita
3 × 600 in 1′39″ recupero 1′30″ + 5 × 50 sprint in salita · il tutto 4-5 volte
Possibile a Iten, con la pista di Kamarin in cima a una collinetta.
Canova
Balzi e potenza aerobica
6 × 4 balzi alternati in salita di 30 m + 1 × 1000 al 110% della soglia · recupero 3′
Degortes
Avvicinamento alla gara
La progressione di Gigliotti
Prima memorizzare il ritmo: 2-3 × 400 a ritmo gara (per esempio 1′12″ per chi vale 9′00″). Poi:
3 × 400 con 5 ostacoli recupero 2′ + 800/1200/800 con 5 ostacoli recupero 3′/6′ + 5 × 300 senza ostacoli recupero 2′
In seguito, sempre dopo i 2-3 × 400 con gli ostacoli, si passa a 3 × 1000, poi 2 × 1500, fino a 1 × 2000 + 1 × 1000, arrivando con gradualità alla gara.
Gigliotti 2015
Le gare come allenamento
Con molte gare ravvicinate l'intensità la danno le gare stesse, e l'equilibrio si mantiene con lavoro aerobico, estensivo e intensivo, tra una gara e l'altra. Nel 1999 Christopher Koskei corse 20 gare di siepi in stagione e vinse il titolo mondiale.
Canova
Pochi inserimenti
Nel periodo agonistico sono soprattutto le gare a fare il lavoro specifico: bastano pochi inserimenti per non incorrere in sovraccarichi strutturali, con il sostegno tecnico globale e il lavoro organico. Se la stagione è lunga e con più obiettivi, conviene richiamare un ciclo speciale per le siepi.
Danzi 2015
Non troppo lontano dal ritmo gara
Danzi non crede ai lavori troppo lontani dal ritmo gara, perché falsano le valutazioni e il gesto tecnico viene eseguito a un'altra velocità. Una soluzione è fare le prove da stanchi, soprattutto "muscolarmente stanchi", oppure usare il recupero e la sua modalità per trasformare il lavoro.
Danzi 2003
12. Come si allenavano i campioni
Le sedute che seguono sono documentate nelle fonti. Non sono da copiare: servono a capire la logica, i volumi e le velocità di atleti di livello mondiale, e ognuna va letta nel suo contesto.
Alessandro Lambruschini (8′08″78)
Seguito da ragazzo da Roberto Pellegrini, dal 1984 al centro di Tirrenia con l'assistenza tecnica di Giancarlo Chittolini e dal 1993 direttamente da Lucio Gigliotti. I suoi personali raccontano un atleta completo: 1′47″81 sugli 800, 3′35″27 sui 1500, 7′44″7 sui 3000, 13′30″96 sui 5000, 28′32″8 sui 10000 e 5′18″36 sui 2000 siepi. Gigliotti sottolinea come contino tanto le distanze "sotto" quanto quelle "sopra": per lui un siepista deve essere forte sui 1500 e anche sui 5000 (Gigliotti 2015).
Dal diario di Chittolini
La preparazione per il 1985 iniziò intorno al 15 ottobre 1984. Chittolini annota che il lavoro di potenziamento e addestramento è sistematico e la corsa cresce, ma quantità e qualità sono ancora "da principiante". A maggio compaiono per esempio:
- 3 × 1000 recupero 2′30″ (2′49″-2′51″) + 3 × 600 recupero 3′;
- potenza aerobica con 5 ostacoli: 2 × 400 + 1500 + 5 × 400;
- 2 × 1000 con 4 ostacoli e riviera (2′50″, 2′48″);
- potenza aerobica frazionata 2000/1000/2000/1000/500/500 con recuperi di 3′-4′30″.
Chittolini, quaderno di allenamento (manoscritto)
Una settimana di marzo
- Potenza aerobica: 5000 su strada in 15′14″ + 3000 in pista in 9′00″ + 3 × 1000 in 2′48″, 2′39″6, 2′32″38 con recupero 5′/4′/3′.
- Resistenza specifica: 400/500/400 (59″, 1′13″, 56″6), 300/400/300, 200/300/200, recupero 2′ tra le prove e 6′ tra i gruppi.
- Resistenza alla velocità in salita: 10 × 100 recupero 50″.
- Il resto: corsa lenta, esercitazioni tecniche, potenziamento generale e anche una partita di calcio.
Chittolini, in Gigliotti 2015
La settimana del record
- Gara: 8 km in 22′30″ a ritmo veloce.
- Potenza aerobica con gli ostacoli: 2 × 1500 con le barriere (4′07″, 4′10″) recupero 5′ + 3 × 400 (59″, 59″, 56″6).
- Rieti: 1500 in 3′35″79.
La settimana dopo un solo lavoro con gli ostacoli, 10 × 400 con le barriere in 63″ di media, recupero 2′. Poi il secondo posto in Coppa del Mondo e, due giorni dopo a Verona, i 2000 siepi in 5′18″32, allora record del mondo.
Chittolini, in Gigliotti 2015
Microciclo di febbraio
- 8 km a 3′15″ dopo 30′ facili.
- Pesi + azioni tecniche + 40′ facili.
- Salite: 10 × 100 + 1 × 300 al 15%, recupero 1′/5′.
- 10 × 1000 in 2′52″-2′50″, recupero 200 m in 1′30″.
- Piscina, stretching e posture.
- Medio di 10 km in 32′10″.
Gigliotti 2015
Fondamentale intensivo
- 6 km su strada (2 + 1 / 3′05″-3′) + 4 × 1000 in pista in 2′45″ recupero 2′30″ + 2 × 500 in 1′13″-1′12″ recupero 2′.
- 10 × 400 in 66″ recupero 200 in 45″, senza chiodi, + 5 × 400 in 57″ recupero 2′.
- Due sedute di lavoro tecnico su barriere e riviera dopo poco potenziamento.
- 15 diagonali sul campo da calcio; 15 km (1 + 1 / 3′05″-3′).
Gigliotti 2015
Fondamentale speciale
- Lavoro di sintesi: 3000/2000/1000/500/300 con recupero 800 m in 3′-2′50″.
- 3 × 1000 con barriere e riviera (3′05″, 3′03″, 2′59″) recupero 3′ + 5 × 400 con le barriere in 68″-66″ recupero 1′30″.
- 6 × 100 in circolare ampia + 1 × 200 con i chiodi, recuperi ampi.
- Lavoro hs/riviera dopo potenziamento e azioni tecniche.
Gigliotti 2015
Francesco Panetta e Gaetano Erba
Verso l'oro mondiale di Roma
Ultimi lavori al raduno di Virumäki, in Finlandia:
- medio progressivo di 12 km da 3′20″ a 3′00″/km;
- 10 × 400 in 56″-57″, recupero 2′30″;
- 1 × 5000 in 13′29″ + 1 × 3000 in 7′57″ + 1 × 2000 in 5′13″, recupero 12′;
- 6 km a 3′00″/km + 10 × 150 in 20″ recupero 250 m;
- 4 × 800 in 1′58″-1′55″, recupero 6′;
- 10 × 300 in 44″-45″, recupero 100 m in 25″.
Poi 13′29″ sui 5000, 3′40″65 sui 1500, l'argento mondiale sui 10000 in 27′48″86 e l'oro sulle siepi.
Rondelli
Verso il titolo europeo junior
Ultimi lavori al raduno di Brunico prima del 5′27″44 sui 2000 siepi, allora record del mondo di categoria:
- medio progressivo di 10 km da 3′40″ a 3′20″;
- 5 × 600 in 1′38″-1′39″ con ostacoli e buca, recupero 2′ di corsa;
- medio di 8 km a 3′25″-3′30″ + corto veloce di 4 km a 3′05″;
- 10 × 300 con 2 ostacoli e buca in 46″-47″, recupero 90″;
- 2 × 1000 in 2′33″ e 2′27″, recupero 8′;
- 6 × 200 in 28″, recupero 200 m di corsa.
Rondelli
Rondelli spiega di mescolare i mezzi classici del mezzofondista prolungato con quelli del mezzofondista veloce, e le due schede lo mostrano bene: potenza aerobica continua e frazionata accanto a ripetute brevi e veloci, con pochi lavori lunghi con le barriere (Rondelli).
I kenyani di Renato Canova
Canova ha raccontato il lavoro con Wilson Boit Kipketer, Christopher Koskei e Stephen Cherono, poi Saif Saaeed Shaheen. Le idee chiave (Canova):
- Aggiungere i lavori intermedi. Boit Kipketer faceva molto fondo invernale ma quasi nessuna corsa lunga intensa in stagione e in pista non andava oltre i 600 m. Canova aggiunse lavori misti con prove fino a 2000 m alternate a prove brevi e veloci: in poche settimane arrivarono l'8′02″77, il titolo mondiale e, a Zurigo nel 1997, il record del mondo in 7′59″08.
- Ricostruire la base aerobica negli atleti di talento che l'avevano trascurata, come Koskei, tornato dall'8′42″ del 1998 al titolo mondiale del 1999.
- Il lungo del lunedì. Dal novembre 2001 Cherono-Shaheen correva un lungo a 3′10″/km a Iten, a 2400 m di quota: da 10 km arrivò a 18 km a fine marzo 2002 e a 25 km in 1h20′ alla fine dell'inverno 2003. Con i lavori di qualità il lungo venne alternato: una settimana 8-15 km a 3′00″/km, l'altra 22-25 km a 3′10″-3′12″. Per Canova è stato il supporto aerobico più importante per i lavori lattacidi ad altissima intensità.
- Ridurre il volume totale mantenendo i lunghi veloci: secondo Canova è stata la chiave del continuo miglioramento dei lavori specifici di Shaheen.
Specifici a scalare
4 × (600/500/400/300/200, recupero 2′) · recupero 5′ tra le serie
2000/1600/1200/800/400 ad alta intensità · recupero 5′-6′
Il miglior lavoro di Koskei, due giorni prima del meeting di Stoccolma 1999: 5′22″, 4′04″, 2′56″, 1′54″, 52″6 con 5′ di recupero passivo. Accanto, medi intensi da 8 km a 3′02″/km fino a 12 km a 3′08″/km.
Canova
Il blocco speciale di Shaheen
Mattina: 4 × 1600 in 3′56″-3′59″, recupero 4′30″ · Pomeriggio: 2 × (5 × 300, recupero 45″), 2′50″ tra le serie
Il primo set a una media di 38″5, il secondo con le ultime quattro prove tra 37″3 e 37″0. Oppure 4 coppie di 1000 + 300 (recupero 2′) in 2′21″ + 38″5, con 5′ tra le coppie. Livelli da record del mondo, riportati come riferimento e non come modello.
Canova
Il 400 "di controllo"
3 × 400 in 62″ rec. 20″ · 4′ · 3 × 400 in 59″ rec. 40″ · 3 × 400 in 56″ rec. 1′30″ · 3 × 400 in 54″ rec. 3′ (chiodi) · 3 × 400 in 53″-52″ rec. 5′
Nato per verificare il recupero di Shaheen da un risentimento al bicipite femorale prima dei Mondiali 2005, è diventato un lavoro che Canova usa con tutti, su distanze e velocità adattate. Il principio vale a ogni livello: si sale di velocità solo se la prova precedente è andata bene.
Canova
Barriere in discesa
Ripetute di 60-80 m a velocità gara con 3 barriere su una discesa di circa il 2%
Per sviluppare in modo specifico la forza eccentrica della ricaduta.
Canova
Canova osservava anche due "scuole": i siepisti kenyani fanno spesso ripetute in salita, per esempio di circa 300 m, mentre i marocchini lavorano molto in palestra, anche due ore, e sono più aggressivi in allenamento e in gara (intervista di Arcelli a Canova, in Danzi 2003).
Luis Miguel Martín (8′08″74)
La seduta tipo di Martín era costruita sempre allo stesso modo: 30′ di corsa continua, 20′ di stretching e tecnica, 30′ di esercizi di applicazione e tecnica (ostacoli, multibalzi, traini, gradoni) e poi da 30′ a 60′ di parte centrale. Nella preparazione generale il volume partiva da circa 90 km alla settimana per arrivare a 120-130, con 3 sedute settimanali di muscolazione che diventavano presto 2. Ogni tre settimane analisi del sangue, test del lattato e un test da campo. Martín migliorò il record spagnolo nonostante un intervento al tendine d'Achille, mantenendo i valori aerobici con lo sci di fondo e una macchina per il lavoro aerobico (Pascua 2001).
Un junior allenato da Danzi (8′46″70)
Lavori su prato
- 4 × 1600 a 400 alternati (circa 65″-70″), in 4′29″-4′33″, recupero 5′.
- 3000 in 1′/1′ su prato in 8′43″ + 4′ di corsa blanda + 4 × 300 recupero 2′ da 44″ a 42″.
- 2 × (4 diagonali + 1000) e 2 × (4 diagonali + 400): i 1000 in 2′45″, i 400 in 56″.
- 3000 + 1000 + 500 + 1000 su prato: 3000 in 8′43″ con 4′ di recupero, poi 2′46″, 1′22″, 2′47″ con 2′.
Danzi 2011
Verso l'8′46″
- 6 × 1000, i primi 5 su prato con recupero 2′ (da 2′53″ a 2′45″) + 6′ + 1000 in pista in 2′35″3.
- 2 × 8 × 300 recupero 100 m al passo (44″-49″) + 6′ + 1000 in 2′40″7.
- 2000 in 5′40″ + 1500 siepi in 4′29″ + 1000 siepi in 2′51″, recupero 5′, + 7 × 200 recupero 1′30″ (da 29″6 fino a circa 26″5).
- 2 × (400/400/200) con recuperi 1′30″/2′30″/5′ (circa 62″-62″-27″).
Danzi 2011
13. Periodizzazione e settimane tipo
Come si organizza la stagione
Dall'autunno ai cross
- Introduttivo (seconda metà di ottobre): 2 + 1 settimane di ripresa, efficienza meccanica e organica, preatletici, test.
- Fondamentale 1 (novembre-dicembre): 3 × (2 + 1) a carattere estensivo, volumi, resistenza aerobica, soglia, grosso blocco di forza.
- Fondamentale 2 (fine dicembre-metà gennaio): carattere intensivo.
- Agonistico (febbraio-marzo).
Il lavoro invernale va collegato a quello estivo, senza due sezioni separate e senza crolli dei volumi: si arriva alla qualità partendo dalla quantità, e la forza continua per tutta la stagione.
Tre periodi
- Costruzione generale: efficienza muscolare, forza a carico naturale poi con cinture e cavigliere, circuiti, sprint in salita, resistenza e poi potenza aerobica. Molto lavoro su percorsi da cross e, dopo le prime 4 settimane, anche gare di corsa campestre.
- Costruzione speciale: prima "fondamentale intensiva" (potenza aerobica e resistenza alla velocità in salita, mantenendo la forza speciale), poi "fondamentale speciale" (VAM, potenza e resistenza lattacida, lavoro specifico per le siepi).
- Costruzione agonistica: tecnica, resistenza specifica, rifinitura e scelta oculata delle gare.
L'anno di Martín
- Preparazione generale: ottobre-marzo, circa 6 mesi, con muscolazione, velocità e lavoro anaerobico "lento".
- Preparazione specifica: marzo-maggio.
- Preparazione alla gara: maggio-giugno.
- Gare: luglio-agosto.
- Rigenerazione: settembre.
Se un microciclo non è stato assimilato si ripete finché non è consolidato.
Le barriere nell'anno
- Periodo fondamentale: mobilità delle anche, analitici al muro, pochi passaggi completi.
- Raccordo dopo l'inverno: passaggi completi in allungo.
- Pre-agonistico: lavori speciali e specifici.
- Agonistico: soprattutto le gare, pochi inserimenti.
La tecnica cresce di volume in primavera e si qualifica vicino alle gare (Danzi 2003).
Settimane tipo (proposta RunLab)
Le quattro settimane che seguono sono una nostra sintesi: ogni seduta usa un mezzo descritto nelle fonti, indicata sotto la seduta. Volumi e velocità vanno adattati al livello dell'atleta.
Cadetto, inverno (3-4 sedute)
Allievo, inverno (5 sedute)
Atleta evoluto, periodo fondamentale
Atleta evoluto, periodo pre-agonistico
Due lavori "di qualità" con le barriere alla settimana sono già tanti. Tutte le fonti raccomandano parsimonia con le prove di sintesi e con la riviera, e Pascua non le faceva affatto in pista. Quando il calendario prevede gare, sono le gare a dare l'intensità.
14. Test e controlli
Il differenziale piano-siepi
La differenza tra il tempo sui 3000 piani e sui 3000 siepi dice quanto "costano" le barriere. Gärderud aveva circa 20″, Malinowski circa 27″, Rono oltre 33″ (Danzi 2003). Ad alto livello oggi si sta intorno ai 25″ per gli uomini e ai 20″ o meno per le donne (Danzi 2026).
Ostacoli bassi contro alti
Se lo stesso esercizio ritmico su ostacoli bassi e poi su quelli di gara mostra una differenza di tempo superiore a 0,2″, ci sono difficoltà di passaggio da risolvere. Attenzione a non usare ostacoli bassi se la tecnica su quelli regolamentari non è acquisita.
Dispense ostacoli
Passi e tempi
Nelle ripetute su 100 m cronometra il tempo e conta gli appoggi: ricavi ampiezza e frequenza media del passo. Danzi lo usa per controllare se a fine lavoro l'atleta mantiene l'azione.
Danzi 2011
Il video
Filmare le varie fasi dell'allenamento aiuta a correggere gli errori e a spiegare i particolari tecnici di barriera e riviera. Sulla riviera i due parametri da guardare sono velocità di avvicinamento e distanza di atterraggio.
Rondelli; Hunter 2008
I test di Pascua
- Incrementale a gradini di 4′ con 2′ di recupero.
- "Test valle": 600 veloce + 6 × 800 a velocità crescente.
- 600 sotto 1′30″ + 10 km a ritmo soglia.
- Test di campo alla velocità di soglia.
Pascua 2001
Il test specifico
3 × 1′ con recupero 3′-2′-1′
Per 1500 e 3000, alla fine della fase speciale e prima delle gare (2 × 1′ recupero 3′ per gli 800). Orienta sulle possibilità della stagione.
Pascua 2001
I salti di Bosco
Ogni 3-6 settimane: salto con contromovimento (CMJ), CMJ con carichi fino al peso corporeo, CMJ continui per 30″, salti a gambe tese.
Pascua 2001
Rapidità dei piedi
Le 40 toccate di skip e calciata a cronometro, con l'indice di decremento su 80 toccate, e i tratti di corsa balzata contando passi e tempi.
Gigliotti 2015
15. Le siepi al femminile
Le donne corrono le siepi a livello internazionale dagli anni Novanta, con barriere alte 76,2 cm, l'83% di quelle maschili. Le donne però sono in media alte circa il 92% degli uomini e corrono i 3000 a circa l'87% della loro velocità: in proporzione, quindi, la barriera è più "bassa" per le donne. Hunter lo ha verificato filmando le 28 barriere delle prime sette di ogni gara ai campionati statunitensi 2003: il rapporto tra il passo di atterraggio e il penultimo passo è 0,77 per le donne e 0,73 per gli uomini, cioè le barriere disturbano meno la corsa femminile. Nel corso della gara, inoltre, tutti allungano leggermente i passi intorno alla barriera pur mantenendo lo stesso ritmo sul giro (Hunter 2006).
Con la riviera il discorso si rovescia. La fossa è identica per tutti, e le donne arrivano con meno velocità, staccano più vicine, atterrano più corte, perdono più velocità in proporzione al ritmo e spesso escono "in salita" con entrambi i piedi bagnati (Hunter 2008). Anche Danzi nota che le maggiori difficoltà femminili sono sulla riviera, sia per la minore velocità di entrata sia per i diversi livelli di forza nella ripresa (Danzi 2010).
Cosa allenare di più
- Velocità di avvicinamento alla riviera, con accelerazioni dentro il lavoro tecnico (Hunter 2008).
- Forza per la salita sulla barra e la ripresa dopo la fossa (Danzi 2010; Danzi 2026).
- Barriere più alte in allenamento, a 84 e 91 cm, per rendere "facile" quella di gara (Danzi 2010).
- Più gare, quando ci sono timori da superare (Danzi 2026).
I punti di forza
Le ragazze hanno spesso più mobilità e sono facilitate in coordinazione e ritmo (Danzi 2010; Danzi 2026). Sulle barriere non devono "saltare": Gigliotti ricorda che con una barriera a 76 cm il passaggio non può e non deve essere un problema (Gigliotti 2015). Sulla riviera è normale che anche il secondo piede tocchi l'acqua: l'importante è che non si veda un rallentamento.
16. Errori da evitare e prevenzione
Raccogliendo le indicazioni di tutte le fonti, questi sono gli errori più frequenti:
- Pensare che basti un po' di ostacoli per fare un siepista. A un livello basso funziona, ad alto livello no: Nurmi, Bayi e Aouita non riuscirono a esprimere sulle siepi il loro valore in piano (Danzi 2003).
- Lasciare la tecnica all'ultimo posto. In Italia anche diversi specialisti dei 3000 siepi la trascurano, mentre polacchi e inglesi, anche specialisti degli 800, usano regolarmente gli ostacoli (Danzi 2010).
- Attaccare sempre con la stessa gamba, che aumenta la variabilità dei passi e il costo del passaggio (Hunter e Bollschweiler 2008; Danzi 2015).
- "Saltare" invece di "passare", arrivando con passettini in frenata (Gigliotti 2015).
- Guardare solo cosa succede sopra la barriera invece dei 10 metri prima e dei 10 dopo (Danzi 2010).
- Sviluppare solo il motore, o al contrario fare tanta multilateralità con poca corsa (Danzi 2010; Danzi 2015).
- Esaltare i lavori di sintesi e le ripetute ad alto intervento anaerobico senza potenza aerobica alle spalle (Danzi 2011).
- Troppa corsa a ritmi blandi: volumi giusti, ma senza cura della velocità e dell'intensità, con un allenamento povero di varietà (Danzi 2011).
- Usare troppo le prove con barriere e riviera. Sono traumatiche, vanno dosate e fatte possibilmente sull'erba (Rondelli; Pascua 2001; Danzi 2015).
- Pensare che le componenti si sommino da sole in gara. Il finale va allenato mettendo insieme fatica organica, fatica muscolare e tecnica (Danzi 2015).
Le siepi, se non si preparano, sono traumatizzanti. I consigli di Gigliotti per prevenire: stretching e mobilità articolare, tanti esercizi di tecnica agli ostacoli e un potenziamento muscolare completo con carico naturale, pesi, circuiti, salite e lavoro posturale (Gigliotti 2015). Danzi aggiunge una programmazione delle gare che alterni distanze e discipline, per evitare sovraccarichi meccanici e sviluppare elasticità, forza e resistenza (Danzi 2015). Anche i campioni si fanno male: Shaheen si infortunò al bicipite femorale durante un lavoro con gli ostacoli poco prima dei Mondiali 2005 (Canova).
In sintesi: il siepista è il mezzofondista più completo. Ha il motore di un corridore dei 5000, la corsa di un 1500ista, la forza di un crossista e una tecnica quasi da 400ista. Si costruisce da ragazzo con ostacoli, elasticità e tanta corsa, e da adulto si "rifinisce" con pochi lavori specifici ben scelti. Sulla barriera conta entrare in spinta e uscire senza perdere velocità, con entrambe le gambe; sulla riviera contano velocità di avvicinamento e distanza di atterraggio.